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Campagna elettorale: i 10 comandamenti di Jacques Séguéla

Campagna elettorale: i 10 comandamenti di Jacques Séguéla

Jacques Séguéla è tra i miei esperti di comunicazione preferiti. Uno dei testi che ho trovato davvero interessante è "Eltsin lava più bianco".

Pubblicato nel 1992 (quando ancora in Italia l'uso del marketing politico era, salvo qualche primo tentativo, praticamente sconosciuto), Séguéla racconta le sue avventure comunicative durante le campagne elettorali svolte principalmente nei paesi dell'Est europeo.

Di quel libro mi piace riprendere i cosiddetti "dieci comandamenti" della comunicazione politica per i candidati alle cariche pubbliche.

Eccoli di seguito con alcuni brevi approfondimenti per ogni capitolo.

Nutri la tua leggenda, non farti divorare da lei

Ancor prima di dirigere il paese, il primo compito di un uomo di stato è quello di governare i nostri sogni. Guai a chi distrugge la propria leggenda.

Fuggi la precipitazione

Fa' in modo di comunicare un'idea, e una sola, per intervista. Il pubblico non ha la capacità di recepirne di più, ma non se ne aspetta di meno. Dato che lo vai a stuzzicare, dagli un'idea. Ricorda il proverbio cinese: "Prima di parlare, assicurati che quanto hai da dire sia più bello del silenzio". Un'idea si traduce sempre in una formula nuova, altrimenti non è un'idea nuova. Nessuna esibizione che non sia caratterizzata da una frase-chiave.

Sii psicologo, non politico

L'uomo è uno strano animale: è pronto a dare il proprio sangue per l'indipendenza, ma non un'ora domenicale per andare a votarla.

Diffida degli intermediari

Avrete soltanto pochi minuti di televisione ciascuno e una o due interviste per convincere la gente. Vi giudicheranno più dall'aspetto che dal vostro cervello. Se è vero che conta soltanto il merito, è però anche vero che esso passa soltanto per la forma. Andate dal barbiere, compratevi un vestito scuro, una camicia chiara e una cravatta.

Fomenta il pettegolezzo: vale qualsiasi pubblicità

Quanto ai candidati, commettono tutti lo stesso errore: parlano soltanto di loro stessi. E invece l'elettore dalla mente sgombra si fa beffe di questo tipo di discorsi; lui vuole prima di tutto ricevere e decodificare un messaggio politico. Il più sicuro dei media non è più il manifesto che, ancora ieri, incorniciava i pretendenti, ma l'informazione fomentata a piccole dosi da emittenti d'ogni sorta.

Sii il destino del tuo paese

L'idea elettorale può scaturire soltanto dall'immaginazione pura. Niente è più elementare dell'indagine politica. Questa si limita a poche grandi scelte, sempre uguali: poveri contro ricchi, progresso contro conservatorismo, libertà contro opposizione. Soltanto un mutamento radicale di terreno può liberare dalle pastoie di questo manicheismo paralizzante.

Sii un uomo, non un'ideologia

C'è nei veri uomini di potere una sorta di fiammella che brucia. Nei primi istanti si esita, poi basta un gesto, una frase e ci si sente ipnotizzati.

Impara a diventare star

La pubblicità è come la carità cristiana: prima di tutto occorre applicarla a se stessi. Pensare che si possa governare senza comunicare è vanità. La vita è troppo breve perché la gente possa votare la tristezza.

Prometti la speranza, non un programma

  • Si vota per un uomo e non per un'ideologia, e ciò è vero quanto il fatto che occorre dare speranza e non promettere programmi. Certamente, ogni politico deve dichiarare le proprie idee, ma non sono queste, bensì lui, a conquistarci.
  • Per convincere, ogni politico deve sacrificare alla forma, se vuole imporre il contenuto. E ciò non significa che il contenuto faccia difetto. Esso è sempre il motore, ma la forma è il carburante senza il quale il contenuto non può imporsi.

Diventa ciò che sei

  • Utilizzare i supporti per quel che possono dare. Il manifesto serve a definirsi. Ma guai a chi bara. Il manifesto, se ha successo, impegna per la vita. Naturale: esso è il più memorabile dei mezzi di comunicazione. Al contrario, la stampa deve informare. Perciò non bisogna temere i lunghi testi articolati. A sua volta, la radio deve stimolare, perché è un'onda calda, è reattiva. Il suo messaggio deve essere interattivo, bisogna far partecipare. In campagna elettorale, la democrazia è dialogo. La televisione, da parte sua, deve far sognare. Un candidato può garantirsi l'adesione dell'elettore soltanto se è aureolato d'immaginario: il ruolo della sua messa in immagine è dunque determinante.
  • Niente di meglio che un nome per umanizzare un cognome.
  • Un manifesto non è nulla senza l'azione congiunta degli altri media. Gli schemi classici sono ormai fuori corso. La comunicazione politica, oggi, deve far rimbalzare il suo messaggio da un supporto all'altro per accelerare l'onda d'urto.

Vuoi aggiungere altri punti al decalogo? Scrivili adesso qui sotto. Oppure scrivimi se vuoi qualche consiglio su come organizzare la tua campagna elettorale.

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