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Tecniche di propaganda politica: le 6 regole di Domenach

Tecniche di propaganda politica: le 6 regole di DomenachSe è vero che molte delle tecniche di comunicazione politica attuali derivano dai testi classici, uno dei testi di propaganda politica più in voga negli anni '70 che riprende questi principi è quello di Jean-Marie Domenach dal titolo "La propaganda politica".

Come scrive l'autore, "è vero che la nuova propaganda imita molto la nuova pubblicità ma, a guardare le cose più da vicino, quest'ultima ha attinto molto dalla antica propaganda". Insomma, la storia si ripete.

Una cassetta degli attrezzi utile anche a quei partiti che, a detta dei suoi leader, pensano che la comunicazione non sia troppo importante. Un prontuario sempre adatto alle strategie dei consulenti politici a qualsiasi livello.

Vediamo brevemente quali regole ci suggerisce.

Regola di semplificazione
"In qualsiasi campo, la propaganda si sforza anzitutto di semplificare. Si tratta di dividere una dottrina e una argomentazione in pochi punti chiaramente definiti". Con quali strumenti? Manifesti, professioni di fede, programmi, dichiarazioni, catechismi. Basti pensare al "Contratto con gli italiani" come esempio concreto. Come scrive Domenach "convinciamoci in ogni caso che la riduzione in formule chiare, in fatti, in cifre ha sempre un effetto migliore di una lunga dimostrazione.

Il nemico unico
Concentrare su una sola persona le speranze del campo a cui si appartiene e l'odio che si porta al campo avverso, è la semplificazione più elementare e facile da ricordare. Gli americani avevano coniato frasi come "I like Ike" (Amo Ike, per Eisenhower) o "Bury Barry" (Sotterrate Barry, contro Goldwater). Ma in Italia non mancano esempi: Berlusconi contro la sinistra (nel trittico partiti-magistratura-giornali), la sinistra contro Berlusconi, Grillo contro la "casta" politica. I nazisti basavano ogni elezione sulla "battaglia contro l'ultimo oppositore". L'individualizzazione dell'avversario offre diversi vantaggi: puntare il dito contro il capo partito o una piccola parte del movimento, assicura i propri partigiani e divide il campo avversario privandolo di certi elementi. E poi cita il metodo della contaminazione: il partito suggerisce che le divisioni degli avversari sono solo artifici destinati a ingannare il popolo, poiché in realtà essi se la intendono tra di loro ai suoi danni. Gli esempi li lascio alla vostra immaginazione...

Regola dell'esagerazione e della deformazione
Esagerare le notizie è un procedimento giornalistico usato spesso dalla stampa di partito. Anche l'uso abile di citazioni staccate dal contesto è una pratica diffusa. Bisogna precisare e scendere nei dettagli il meno possibile e presentare anzitutto la propria tesi in blocco e nella maniera più impressionante. Bisogna evitare di mettere limiti alle proprie affermazioni: rende poco credibili. L'esagerazione inizia dallo stadio informativo ed è generalmente accentuata da titoli e commenti.

Regola d'orchestrazione
Conosciuta dai tempi di Catone, La ripetizione continua è la prima condizione di una buona propaganda. Goebbels diceva: "La Chiesa cattolica resiste perché ripete le stesse cose da duemila anni. Lo Stato nazionalsocialista dovrà fare altrettanto". Anche se la pura e semplice ripetizione genera stanchezza sarà importante mantenere il tema centrale per poi presentarlo sotto diversi aspetti. Pensiamo alla campagna sull'IMU, giusto per citarne una in chiave italiana e attuale. Comunque, una condizione essenziale per una buona orchestrazione consiste nell'adattare tono e argomentazione in base ai destinatari del messaggio.

Regola di trasfusione
Chi si occupa di propaganda sa che non si può fare propaganda a partire da niente e imporre agli elettori qualsiasi idea in qualsiasi momento. Si parte sempre da una mitologia nazionale (la rivoluzione francese, i miti germanici, il sogno americano, il miracolo italiano) o da un semplice complesso di avversioni e pregiudizi tradizionali. Gli oratori dovrebbero sapere che non bisogna contraddire la folla. Occorre cominciare col dichiararsi d'accordo con essa e col mettersi in linea con il suo pensiero prima di piegarla. Come scrisse Walter Lippmann nel suo "L'opinione pubblica": "Il capo politico fa anzitutto appello al sentimento preponderante della folla... Ciò che conta è collegare per mezzo della parola e dell'associazione sentimentale il programma proposto all'atteggiamento primitivo che s'era manifestato nella folla". Niente di nuovo se consideriamo che questo metodo veniva già usato da Demostene e Cicerone. In ultimo, è meglio evitare il disprezzo e la minaccia quando si vuol convincere e trascinare.

Regola di unanimità e contagio
Per ottenere l'assenso, per creare l'impressione di unanimità, i partiti fanno spesso ricorso a manifestazioni e a sfilate di massa. A dire il vero, per attirare l'assenso, secondo Domenach, niente sostituisce l'esempio umano, la testimonianza dell'apostolo, la convinzione del proselita, il prestigio dell'eroe. Tra gli strumenti usati per le manifestazioni di massa: le bandiere, le massime, le uniformi, la musica, le luci, i saluti, il dialogo con l'uditorio e il silenzio. La guida della folla è quasi sempre moltiplicata da un gruppo di aderenti organizzati (la claque). Già Nerone organizzava gruppi di applauditori. Perché, come ricorda Ciacotin, lo scopo è quello di mobilitare i "passivi" seguendo gli "attivi".

Cosa ne pensi? Possono fare al tuo caso? Contattami adesso per saperne di più sulla propaganda politica?

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