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Quando il simbolo non fa la differenza

Leggo un articolo di Giovanni Sartori sul Corriere della Sera dove sta scritto che i vari Bossi, Berlusconi (ma metterei anche Casini e Veltroni, per correttezza) hanno messo nel simbolo del loro partito la dicitura "Berlusconi Presidente" aspirando ad una elezione diretta del premier da parte del popolo.
Certo, la legge non lo consente e il fatto che Ciampi abbia concesso, volontariamente o meno, la possibilità di scrivere i nomi sul logo del partito ha favorito l'attuale premier ma anche i suoi concorrenti.

Ora ci tocca capire cosa vuol dire l'inserimento del nome sul simbolo elettorale. Possiamo dire che dal punto di vista della comunicazione politica si lega al processo di leaderizzazione che strizza l'occhio ai principali sistemi elettorali occidentali. Quel processo che porta in primo piano il leader di partito e dietro tutto il resto. Tutto l'opposto dei partiti della prima Repubblica dove il partito e l'ideologia stavano sopra tutto e tutti. Anche se, chiaramente, i leader più carismatici stavano sempre in prima linea.

Si lega anche al fenomeno della personalizzazione che porta ad evidenziare fatti e misfatti dei vari leader di ogni schieramento. Quindi, se parliamo di Berlusconi, pensiamo dei suoi affari personali, degli acquisti o delle cessioni fatte in casa Milan e via dicendo; se parliamo di Vendola pensiamo alla sua nuova campagna calcistica di manifesti ma anche al suo "flusso" di parole nei dibattiti televisivi.

Il tutto in una cornice mediatica che spettacolarizza il dibattito politico tra politici e pubblico.

Quindi, a mio avviso, il nome dei vari leader sui vari simboli elettorali non è altro che una tappa dei suddetti processi e non ha nulla a che vedere con manovre politiche subdole. Certo, che poi Berlusconi in primis e via via gli altri leaders sfruttino questo espediente anche durante i discorsi facendo credere che un voto al PDL o al PD venga dato al proprio premier di riferimento è sicuramente una forzatura. Ma non ci scandalizziamo più di tanto per queste cose che fanno parte delle strategie comunicative della politica attuale.

Restiamo in attesa della prossima agenda politica per capire se la nuova legge elettorale porti proprio verso questi principi oppure lascerà che il "Porcellum" determini ancora la prossima classe politica decisa "a tavolino" dalle segreterie politiche dei vari partiti.

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