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Come scegliere un candidato alle elezioni

Come scegliere un candidato alle elezioni"I colori della vittoria" è uno dei miei film preferiti in tema di comunicazione politica.

La scena iniziale ci offre un'inquadratura sulle strette di mano di Jack Stanton, governatore progressista di uno Stato del Sud degli Stati Uniti, candidato alle elezioni presidenziali americane.
Da non perdere la spiegazione da manuale di uno degli uomini dello staff di Stanton.

Strette di mano, sguardi, parole, azioni. Quali sono gli elementi di un candidato che colpiscono l'attenzione degli elettori? Cosa conta di più nella formazione dei loro giudizi?

 

Sicuramente abbiamo fatto esperienza personale, tra i nostri amici o con i parenti durante una campagna elettorale sentendo frasi del tipo "Quello non lo voto perché non mi piace", "Ha una faccia che non mi convince", "Sa parlare bene", "Mi sembra una brava persona", "E' disponibile. Lo vedo spesso in giro a parlare con la gente", "Mi fido di lui" e così via.

In questi casi ci troviamo di fronte alla cosiddetta euristica disposizionale: partendo da alcune, anche poche, informazioni su un candidato costruiamo le caratteristiche di personalità.
Spesso quindi preferiamo le nostre "scorciatoie informative" sui candidati alla lettura del programma per scegliere chi votare.

Infatti, secondo la psicologia sociale costruiamo il carattere di una persona secondo due grandi dimensioni: la dimensione dell'azione e la dimensione della comunione.
La dimensione dell'azione comprende tratti come: competente, intelligente, preparato, acuto, energico, deciso, efficace, dinamico.
La dimensione della comunione invece si rifà a tratti come: attento agli altri, disponibile, socievole, sensibile, sincero, leale, onesto, affidabile.

Se un candidato ha uno dei tratti di una dimensione, avrà una certa affinità anche con gli altri tratti della stessa dimensione. Tuttavia, gli elettori valutano i candidati anche secondo i tratti dell'altra dimensione.

A loro volta queste due dimensioni hanno due sottocategorie. Nella prima sottodimensione troviamo la competenza e la leadership di una persona. Nella seconda abbiamo le sottodimensioni dell'empatia e della moralità.

Alcuni studi hanno mostrato che leadership e moralità sono i tratti più importanti per valutare un candidato politico. La leadership prevale come valutazione più importante rispetto alla competenza.

In pratica, gli elettori votano qualcuno che sarà in grado di poter risolvere i problemi del Paese (del Comune, della Regione) quando sarà eletto.
Anche l'empatia aiuta molto i candidati in termini di percezione. Soprattutto in situazioni di comunicazione informale come la presenza in programmi televisivi, durante la partecipazione ad alcuni eventi della campagna elettorale, ecc.

Secondo alcuni studi sulla percezione di persone in generale (Ybarra) hanno mostrato che la moralità è il tratto che precede gli altri e pesa di più nella formulazione di un giudizio.
Tuttavia, altri studi (Catellani e Barisione, Castelli) hanno dimostrato come la leadership o la competenza siano fattori principali per vincere le elezioni.

Altro aspetto importante è lo schieramento politico del candidato. Secondo Gian Vittorio Caprara e altri colleghi, la leadership è una caratteristica che gli elettori sentono come più "vicina" ai candidati di centrodestra, la moralità è invece ritenuta "propria" dei candidati di centrosinistra.

Comunque, i fattori legati al contesto possono far spostare la percezione dei tratti di un candidato su una dimensione o l'altra.
Quando l'incertezza regna su una campagna elettorale, gli elettori tendono spesso a ridurre proprio il livello di incertezza e scegliere un candidato deciso, determinato e abile nel comunicare la propria visione. Quando invece ci troviamo in un contesto dove ci sono diversi candidati corrotti, la moralità può acquisire maggior rilievo rispetto alla leadership.

Insomma, la campagna elettorale si dimostra sempre qualcosa di dinamico e non di statico, come direbbe il politologo francese Bertrand de Jouvenel riferendosi alla politica.
Perché allora non partire dalla vecchia stretta di mano tra elettore e candidato come strumento utile per la propria "discesa in campo"?

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